Come ti ha visto l'alba della Creazione,
così continui a essere mosso dal vento.
E io ti ho amato, Oceano
e la gioia dei miei svaghi giovanili,
era di farmi trasportare dalle onde
come la tua schiuma;
fin da ragazzo mi sbizzarrivo con i tuoi flutti,
una vera delizia per me.
E se il mare freddo faceva paura agli altri,
a me dava gioia,
Perché ero come un figlio suo,
E mi fidavo delle sue onde, lontane e vicine,
E giuravo sul suo nome, come ora.
Non è attrattiva, ed è certamente per me qualcosa di più di una semplice passione. La risacca delle onde è molto più di qualcosa che mi quieta lo spirito; è un po' come se fosse la diretta espressione, il suono della mia anima.
Oggi la vedo Blu. Come il mare delle estati di quel tempo in cui, come per ogni ragazzo di quell'età, spensieratezza e malinconia si susseguivano a minuti alterni ed erano in fondo quasi la stessa cosa. Due sensazioni talmente vicine nella loro mutevolezza temporale, da rendere indefinibile il rapporto causa-conseguenza esistente tra l'una e l'altra.
Chiudo gli occhi, ora. Respiro e richiamo alla mente il mio Grande Blu.
Seduto nel cuore della notte, davanti a quella distesa scura e viva, chiudo gli occhi per ascoltarne le parole. E' un canto imprevedibile. A tratti pacato e quieto dal lieve profumo di sale; a tratti invece sembra penetrarti talmente a fondo nel cuore da rendere doloroso e angosciante il tuo stesso battito.
Lascio che sia quella melodia improvvisata a guidare le mie sensazioni; a portare libere verso l'orizzonte, custodite e cullate da ogni risacca, su di un'onda, tutte quelle parole che la mia voce mai sarà in grado di dire, ma che profonde vivono di un suono diverso, inascoltabile: espresse nella voce della mia anima.
Seduto nel cuore della notte, davanti a quella distesa scura e viva, chiudo gli occhi per ascoltarne le parole. E' un canto imprevedibile. A tratti pacato e quieto dal lieve profumo di sale; a tratti invece sembra penetrarti talmente a fondo nel cuore da rendere doloroso e angosciante il tuo stesso battito.
Lascio che sia quella melodia improvvisata a guidare le mie sensazioni; a portare libere verso l'orizzonte, custodite e cullate da ogni risacca, su di un'onda, tutte quelle parole che la mia voce mai sarà in grado di dire, ma che profonde vivono di un suono diverso, inascoltabile: espresse nella voce della mia anima.
Alle torride serate spensierato-malinconiche di un tempo a Mondello.
Alle nottate su quella spiaggia in Brasile, in cui il suono della mia felicità è riuscito ad assordare l'anima di quell'oceano davanti ai nostri occhi.
Ad un amico che del mare di quell'anno a Sharm ha fatto un baluardo.
Alla vita.
A.