"Tempo e perfezione
quale sia, per me, il senso del tempo e in che cosa, in fondo, consista la ricerca della perfezione.
mi chiedo se sia poi vero che le due cose non possano andare di pari passo, pur viaggiando a velocità e in direzioni inversamente proporzionali tra loro.
tendiamo a dire che nella nostra vita, troppo "occidentale" nei valori e nella mentalità, il tempo abbia perso il suo senso primo.
Viviamo all'interno di una società, o molto più probabilmente di un sistema, che ci costringe ad un dinamismo tanto cieco da non concederci il lusso di poterci fermare, anche solo per un attimo, a guardare quello che di solito rappresentiamo metaforicamente in un ramo di ciliego: il fluire della vita.. Eppure, mi dico, il motore di questa corsa frenetica al tempo, quale altro può essere se non l'esasperazione dell'importanza del tempo stesso?
un controsenso, un paradosso.. sì.. ma la vita poi, si nutre e sostenta di situazioni di cui razionalmente non vediamo alcuna spiegazione; le chiamiamo comunemente rapporti causa-effetto..
la verità è che sono sempre più convinta che l'uomo, nella sua ricerca di perfezione, sinonimo di equilibrio, altro non cerchi se non la propria collocazione all'interno di questa catena; quasi per certi animi, fosse indispensabile trovare una giustificazione, una legittimazione dei propri difetti, delle proprie mancanze, reali o percepite, delle proprie insicurezze.. perchè no, forse il termine esatto è proprio questo.. del proprio oscuro.
ho sempre fermamente creduto che il segreto della completezza umana risiedesse proprio nella sua capacità, nella sua propensione naturale alla mutevolezza.
Più volte, noi stessi abbiamo ribadito che il segreto della consapevolezza sta nell'accettare noi stessi e in qualche modo, nel riuscire a riadattare, a interiorizzare e rendere parte di noi ogni condizionamento esterno.
Ebbene, vedo in questi anni, che mi piace definire esasperati, un grande errore di fondo:
si vive e si agisce nell'erronea convinzione che un uomo equilibrato sia un uomo in grado di isolare se stesso dal mondo circostante; in grado di chiudere occhi, anima e mente in una sorta di camera stagna che rimbalzi, in ritorno al mondo, ogni singolo stimolo o scossa per lasciare immutato e indefesso tutto ciò che all'interno vi è rinchiuso.
e al pensiero di una simile immagine, mi viene da scuotere la testa e sorridere.
vedo un uomo che dovrebbe essere, secondo quanto ritenuto, equilibrato e quasi impossibile da scalfire, in realtà, prigioniero e, al tempo stesso, fragile della protezione di un bozzolo.
ciò che si dice un uomo imperturbabile è invece, al contrario, solo il figlio della propria insicurezza: un essere, un animo talmente spaventato e preoccupato che tutto ciò che, anche solo di sè non conosce, possa ledere le sue poche certezze, da non rendersi conto, nel corso di questo suo estremo impegno, che l'unica via per entrare davvero in contatto con se stessi è la destabilizzazione continua del proprio essere.. l'aprire i propri limiti giorno dopo giorno al mondo e riscoprirsi e scoprirsi in relazione e in reazione agli eventi del mondo stesso.
ci si ritrova così, schiavi di noi stessi, talmente abituati a vedere tutto scorrere e cambiare davanti a noi, da risultarne terrorizzati, prede fino al punto da arrivare a ritenere la staticità l'unica via di equilibrio.. mentre mai.. le definizioni di equilibrio e staticità potrebbero essere più agli antipodi tra loro.
ed eccoci, ciechi e figli dell'esasperazione della velocità e dell'importanza del tempo stesso.. fregati dalla smania di una ricerca che noi stessi abbiamo iniziato e di cui abbiamo perso il controllo..
una persona che reputo saggia, tempo fa ha scritto queste parole:
tante volte mi sono sentito dire che la mia velocità avrebbe pregiudicato la mia consapevolezza di me stesso. mi dicevano, frena, o rischi di perderti il bello di oggi cercando qualcosa di domani. io ho sempre amato pensare che questo dinamismo non sia conseguenza del mio stile di vita frenetico, ma che all'opposto sia invece il suo ritmo. la mia voglia di mordere la strada mi ha insegnato una grande cosa: non c'è un tempo, non c'è una velocità, non c'è un'eta da adattare ad ogni fase della nostra vita. quello che conta è quello che noi sentiamo dentro. conta solo quanto di noi abbiamo consapevolezza; quanto riusciamo a prendere e ad assaporare quello che ci fa sentire noi stessi ad ogni velocità, in ogni tempo e in qualsiasi età. se credi di essere a metà, ho imparato, che sei solo all'inizio.
credo che in queste sue parole stia la giusta via.."
A.
Credo che ogni persona consapevole si sia soffermata,a un certo punto della vita,ad interrogarsi sullo scorrere veloce,inesorabile del tempo a sua disposizione,e soprattutto,sul valore che ha dato ai milioni di attimi che formano la nostra vita.domande importanti,momenti di profonda introspezione,con risposte in continuo mutamento,così come mutevole è il nostro animo e le varie fasi della vita.abbiamo perso dei treni importanti?abbiamo mancato qualche svolta,abbiamo usato tutto l'amore che potevamo?quanto tempo abbiamo sprecato in momenti vuoti e in rabbia estemporanea quanto inutile?domande,riflessioni,a cui diamo un senso adattando ritmi e tempi al nostro sentire e al nostro contesto,unici,personali e irripetili come ogni essere umano.
RispondiEliminaIn quella parola sta il vero punto: -consapevole- forse oggi la frenesia della ricerca smodata e smaniosa al tanto (troppo) ha inibito la nostra capacità di consapevolezza. Chi siamo Prima di tutto? purtroppo troppo spesso,troviamo consapevolezza di noi solo in base all'avere, all'ottenere. Noi siamo quello che c'è prima. L'essere. Di questo forse non siamo più tanto consapevoli. A.
RispondiEliminail mio umile pensiero a riguardo,è che noi umani abbiamo uno scopo nella vita,quello di perfezionarci sia materialmente,che spiritualmente.noi siamo qui perché:come spiriti non c'era possibile affrontare le questioni materiali,quindi scesi o mandati qui,siamo nati con un corpo,perché con la facoltà del libero arbitrio maturiamo in base alle nostre scelte.Noi dettiamo in buona parte lo scorrere del nostro tempo,che sia in maniera veloce o più lenta.Noi stessi lo possiamo cercare solo con degli esami introspettivi (ma sempre in funzione delle nostre conoscenze)spesso cerchiamo chi sa cosa in luoghi e tempi lontani;quando abbiamo le risposte li accanto a noi.ora cerchiamo la risposta a questi interrogativi con una fede in Dio,o con la persona amata,o in tutte quelle cose,la quale possiamo avere ora.Facciamo bagaglio delle esperienze quotidiane,apprezziamo e rispettiamo chi abbiamo accanto;e impariamo a saziarci di quel poco che riusciamo ad avere.
RispondiEliminaForse io e te abbiamo la credenza opposta: l'uomo nel suo essere è perfetto nella sua imperfezione proprio perchè non può prescindere dalla moltitudine di relazioni e fatti che lo circondano nell'arco di ogni secondo. Siamo nati credo, per farci natura: non per cercare di raggiungere la perfezione, ma per godere della nostra capacità di mutevolezza. Un essere perfetto è statico, dogmatico, imperturbabile; non sono queste le caratteristiche dello spirito umano. L'uomo è l'essere dinamico per eccellenza, spiritualmente, emotivamente, fisicamente; L'unica via di equilibrio, per l'uomo, è accettare e farsi parte attiva di tutto ciò che lo circonda, con il mondo e con esso, evolversi, mutare. Muoversi. A.
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