martedì 17 aprile 2012

Floating on Air




Siamo ancora più Folli di due equilibristi su un filo sai?
Siamo ancora più folli perchè non siamo su di un filo. Sul filo un equilibrista ci volteggia da solo. Se cade o riesce nelle più strambe acrobazie dipende solo da lui. Dalla sua concentrazione. dalla sua volontà. Per il nostro circo non è così sai? Noi siamo su un qualcosa che è ancora più rischioso. Siamo due trapezisti. Siamo sospesi a mezz'aria su un trapezio che oscilla. E l'equilibro ed il volteggio dipendono per l'uno dalla presa delle mani dell'altro.
Siamo un trapezio che oscilla. E a volte oscilla in maniera ritmica, dolce, tranquilla, perfetta. Altre volte invece arriva un'onda improvvisa di vento e trema tutto. E i lacci che reggono il trapezio su cui stiamo appesi sbattono violentemente come se volessero scrollarsi il nostro peso di dosso. E lo sappiamo. Anche se tremiamo lo sappiamo che l'unico modo per non cadere qualunque sia l'oscillazione è mantenere salda e forte quella presa. Stringere le mani, aggrapparsi alla braccia. Trattenere. Tenere tra le dita la nostra stessa gravità. Finchè è così non si cade. Si dipende l'uno dalle mani dell'altro. Perchè siamo Folli davvero come due trapezisti. Sfrontati e spaventati davanti alle onde di una nuova ventata. Ma siamo così. Se molli tu, cado anche io. Se mollo io. cadi anche tu. Se anche uno solo di noi allenta la presa cadiamo nel vuoto, insieme.

mercoledì 11 aprile 2012

Elements

Penso......................
al pianoforte che per puntiglio non ho mai accettato di imparare a suonare.
Al mio elemento padre: il mare e i suoi gabbiani. Ce li ho tatuati addosso. sono tre, volano verso il sole. Sono io e sono il mio sangue. è così che io ci vedo.
E penso alla mia voglia di superare sempre tutto. Di cambiare confine. Il cielo. La smania e l'adrenalina degli anni di ribellione in cui ho voluto dominare anche quello di Blu.
A.

venerdì 16 marzo 2012

Desplicable Me

Ho pensato a parecchi dei miei errori e sono deciso a correggerli, a farlo per me e per chi so che forse, ci penso ora, ne avrebbe conferma o bisogno.
Perchè non ho mai amato troppo gli insiemi, ne tantomeno le somme e ho sempre odiato i numeri.
Ho un sacco di difettacci. Troppi. Ma come chiunque a questo mondo amo l'idea di essere preso così, per quello che sono.
Cerco di migliorarmi quando mi si fa notare qualcosa. Sempre.
Mi punge e mi scotta, ma non giudico il pensiero che alcuni hanno di me, al contrario, mi ci scervello per ore. Mi punto non un dito, ma due mani contro. Sempre.

Ma poi mi dico che non si può, quasi in nessun caso, essere troppo inflessibili con noi stessi e con gli altri.
Perchè tutti andiamo presi così, per le cose che piacciono e anche per quelle che ti fanno venire voglia di spaccare le nocche contro un muro.
Perchè?

Perchè Se fossimo tutti davvero così, incapaci di dare beneficio di replica, di non accettare qualcosa che non ci piace, nessuno crescerebbe mai, e nessuno saprebbe mai cosa vuol dire essere amati.
A.

lunedì 12 marzo 2012

Oximoron

 
Non sono poi quel grand'uomo che credono. Non sono mai stato bravo a parole e solo qualche volta me la cavo discretamente bene con qualche gesto.
Sono eccessivo, sprezzante, strafottente e a giorni consecutivi stronzo e impertinente.
Non ho filtri, in nulla.
Vivo le regole perchè ne amo le eccezioni. Mi sento ribelle e anacronistico ma cambio 3 camice al giorno e non mi ci sento a mio agio se non sono stirate come credo.
Vivo per l'adrenalina delle emozioni stravolgenti, per la velocità, per il mordere asfalto e vita, ma inveisco contro il solito - coglione che non rispetta i limiti, perchè è pericoloso per gli altri ed è il tipico personaggio che quando causa qualcosa, tanto, non è mai quello che si fa male-

Do vita alle mie valige di idee strampalate perchè per me sono doni di pensiero: parti della mia mente che naturalmente si celebrano e dedicano a qualcuno in quel particolare momento.
Ho un solo limite nel vorticare sregolatamente sui mille fili che tesso con le mie mani, quello di rendere libero me stesso e di non opprimere gli altri.

Sono fatto di ambivalenze, sono un ossimoro:
amo celebrare la mia vita e odio quando mi viene chiesto di parlarne.
Radico profondamente sentimenti ed emozioni nel mio animo, ma quasi mai li porto in superficie a parole.
Sono gentile oggi e troppo spigoloso domani;
sono protettivo e aggressivo quanto un orso, eppure a volte mi stupisco della dolcezza che in qualche occasione rivedo in certi miei gesti.
Non cerco mai di impressionare, non sopporto chi ricerca l'ostentazione per compiacimento, ma amo quotidianamente rivelarmi in qualche altra briciola, e stupire.
Vado letto a volte al contrario, a volte liscio e d'un fiato, altre invece ribaltato a testa sotto, a tasche vuote e rimesso nel giusto senso.
Sono un ossimoro. Ed ho sempre una teoria su tutto, tranne su me stesso.
A.

martedì 6 marzo 2012

Preferisco stare zitto, ed Esserci.


Non sono programmato per chiedere, non lo so fare.
Si presuppone che chi chiede abbia la pazienza e l'agio di mettersi lì, seduto e zitto su una sedia ad aspettare una risposta.
Ed io non lo so fare. E' un mio limite. Sulla sedia solitamente mi ci sento proprio a disagio, come se fossi a prescindere, in errore e senza sapere per cosa.
Non so chiedere. Forse è per quello che preferisco stare zitto, ed Esserci.
A.

martedì 14 febbraio 2012

La mia prima stretta



"penso a quel punto di non ritorno.. penso che la paura stessa.. di perdere qualcosa.. di perdere qualcuno.. mi ha posto una scelta davanti agli occhi quella sera..
perchè per paura.. a volte, perdiamo un'occasione.. un treno.. una possibilità.. l'amore della nostra vita.. ed è la paura stessa.. che poi.. ce li fa ritrovare.."

E' rileggendo queste righe che mi sono soffermato per un attimo a pensare a quando, veramente per la prima volta, ho riconosciuto in me la morsa di quella paura.

Ricordo perfettamente ogni particolare di quel giorno.
Erano circa le nove e un quarto di una mattina di metà Novembre, un Giovedì.
Il tempo non era certamente dei migliori: freddo umido, incalzante, appiccicaticcio e qualche goccia di pioggia ogni tanto a cadere, giusto il necessario per sporcare la macchina lavata, per ironia della sorte, proprio il giorno prima. - A pensarci ora, sapeva quasi di presagio quel grigiore -

E quanto pesava nel cassetto porta-oggetti del cruscotto quel biglietto aperto. Anche quello ricordo perfettamente.

Forse è stata una delle rarissime volte in cui sono arrivato ad un appuntamento in anticipo - e giuro che si contano davvero in tutto sulle dita di una mano - Mando un semplice e scemo sms dei miei, " salta fuori da lì osti. sono qua a sinistra ". Ghiaccio e tensione sono rotti, almeno fino a che non la vedo uscire dal viottolo ed arrivare a passo spedito verso di me per evitare la pioggia, che sta aumentando di intensità. Cazzo, quanto è bella..............

Lì. E' in quel preciso momento che ho sentito il cuore irrigidirsi, stringersi di paura con la stessa forza con cui, istintivamente, le mie dita ormai si stavano contraendo attorno al pomello del cambio.

E ora come glielo dico? Secco, fingendo entusiasmo e deciso. E' quello di cui hai bisogno per non scoppiare, cambiare aria. Una vita nuova, lontano da tutto e da tutti. Sì, dillo così: Stamattina il caffè te lo offro io perchè devo festeggiare, ho comprato il biglietto e parto finalmente.........................

Ricordo perfettamente anche quante volte sono morto dentro quando mi ha sorriso, augurandomi il buon giorno. Perchè nello spazio di un'occhiata all'uscita di quel vicolo, quella mattina, ho capito che a pesare nel cassetto, in realtà, non era la busta con il biglietto, ma il mio cuore, contorto tra l'idea di dovere, di lì a un paio di mesi, dirle addio e la consapevole paradossale, simultanea e rabbiosa involontarietà di andarmene.

Muto, le ho aperto la porta del bar e, guardando dritto davanti a me, ho sentenziato la notizia. Come da copione.

Il resto? E' parte e inizio della mia Rinascita.

A.
















martedì 10 gennaio 2012

Quella parte di me che non potrò mai conoscere

Posò le chiavi sul tavolino, accese la luce e richiuse la porta alle sue spalle.



Rincasando, quella sera, si stupì, non tanto del buio e del silenzio che aveva trovato ad accoglierla, quanto più di scoprire fino a che punto potesse avvertire la mancanza e l’importanza di quel piccolo rito che, ormai, era divenuto quotidiano.


Il pungente aroma di caffè ed il sottile sentore del suo profumo, reso sporco ed unico al tempo stesso dalle troppe sigarette fumate nell’arco della giornata, avevano il potere, una volta varcata quella soglia, di farle scivolare addosso qualunque cosa fosse successa sino a quel momento e di farla sentire, finalmente, a casa..


Inspirò quel silenzio ovattato e lasciò che quella sensazione si ambientasse sotto la sua pelle; lanciò una rapida occhiata all’orologio a muro, l’ 1:47. Un’altra sera tirata tarda, passata a fatica e sudore cercando, invano, di ricacciare dalla mente e dal corpo scene e percezioni di un’ennesima giornata di tensioni, era appena finita; ciò che restava, ora, era la parte della giornata che più amava. Aveva, da sempre, amato il gusto impalpabile della notte: nel buio, di colpo, ogni cosa era in grado di diventare inspiegabilmente chiara e vibrante. 

Seguendo il fascio di luce che, dalla camera, spandeva lungo il corridoio, riusciva, ora, a distinguere quasi perfettamente il rumore lento e scandito del suo respiro. Un respiro pesante e profondo, forse per la prima volta dopo settimane, un respiro lento e rilassato. Sì, doveva essere quello il suono della tranquillità.



Il riposo del guerriero – pensò tra sé e sé, lasciandosi istintivamente sfuggire un sorriso. 


Avvolto nel cono d’ombra, che dalla lampada, si stagliava su quel lato del letto, se ne stava lì, la schiena abbandonata al muro, il cuscino appena arricciato dietro le spalle a sostenere la nuca, la camicia buona, quella che ancora portava il profumo della giornata appena trascorsa, abbottonata sul petto, e le labbra appena socchiuse per via della solita apnea che, al suo sonno, dava quel ritmo lento e scandito che tanto amava e che per qualche strana ragione, le rimandava alla mente un profondo senso di sicurezza, di protezione.


Si sedette piano accanto a lui e con una carezza, appena accennata, risistemò sulla tempia la solita ciocca di capelli scesa ad invadergli la fronte.

Si fermò ad osservarlo per un tempo che le sembrò indeterminabile; secondi, minuti, forse ore.. ma poco importava quella sera. Una sensazione calda e languida continuava a scorrerle sotto la pelle e distogliere lo sguardo dai tratti di quel viso che praticamente conosceva a memoria in ogni sua smorfia e angolazione, le risultava impossibile, quasi fosse preda di quel piccolo e palpabile attimo di pace, preda del suo sonno e di quel sogno che, nascosto dietro ai suoi occhi, ormai, ne aveva catturato mente, corpo e respiro.



Mai avrebbe pensato di potersi scoprire gelosa di quell’attimo, eppure, anche se solo per qualche istante, si ritrovò a chiedersi quale potesse essere quel pensiero che, in sé, custodiva una forza ed una vivacità tali da rapirlo in un modo tanto totale e tanto profondo, tali da essere in grado di impartire al suo animo quella tranquillità e quella fragilità che, accostate a lui, avvertiva del tutto nuove e disarmanti.

Chiuse gli occhi e posò una mano sul suo petto, quasi tentando di fare uscire, per illuminare alla luce riflessa, il battito del suo cuore. 



Per un momento, le note di una canzone conosciuta le rimbalzarono in testa.

Mina.. – non poteva che essere quello il giusto sottofondo nello scoprire quanto dolce fosse vedere, in lui, quel lato indifeso ed assorto. Poteva quasi sentire, ora, il suo cuore vibrarle tra le dita; fu un po’ come se quella notte, in quell’attimo rubato di quotidianità, avvertisse per la prima volta quanto, in realtà, della vita e del cuore di quell’uomo potesse essere suo. Strinse istintivamente il pugno e liberò il suo respiro slacciandogli il colletto della camicia, poi, lentamente, si sporse verso di lui e sfiorò le sue labbra con bacio.

Nella sua mente, ancora le ultime parole e quella melodia, si accoccolò tra le sue braccia assaporandone il calore..
.. rispondo, sono qui.. Amore mio, ti Amo.


Un grazie agli occhi e allo sguardo 
che mi hanno permesso di vedermi in questo modo.


A.