Rincasando, quella sera, si stupì, non tanto del buio e del silenzio che aveva trovato ad accoglierla, quanto più di scoprire fino a che punto potesse avvertire la mancanza e l’importanza di quel piccolo rito che, ormai, era divenuto quotidiano.
Il pungente aroma di caffè ed il sottile sentore del suo profumo, reso sporco ed unico al tempo stesso dalle troppe sigarette fumate nell’arco della giornata, avevano il potere, una volta varcata quella soglia, di farle scivolare addosso qualunque cosa fosse successa sino a quel momento e di farla sentire, finalmente, a casa..
Inspirò quel silenzio ovattato e lasciò che quella sensazione si ambientasse sotto la sua pelle; lanciò una rapida occhiata all’orologio a muro, l’ 1:47. Un’altra sera tirata tarda, passata a fatica e sudore cercando, invano, di ricacciare dalla mente e dal corpo scene e percezioni di un’ennesima giornata di tensioni, era appena finita; ciò che restava, ora, era la parte della giornata che più amava. Aveva, da sempre, amato il gusto impalpabile della notte: nel buio, di colpo, ogni cosa era in grado di diventare inspiegabilmente chiara e vibrante.
Seguendo il fascio di luce che, dalla camera, spandeva lungo il corridoio, riusciva, ora, a distinguere quasi perfettamente il rumore lento e scandito del suo respiro. Un respiro pesante e profondo, forse per la prima volta dopo settimane, un respiro lento e rilassato. Sì, doveva essere quello il suono della tranquillità.
Il riposo del guerriero – pensò tra sé e sé, lasciandosi istintivamente sfuggire un sorriso.
Avvolto nel cono d’ombra, che dalla lampada, si stagliava su quel lato del letto, se ne stava lì, la schiena abbandonata al muro, il cuscino appena arricciato dietro le spalle a sostenere la nuca, la camicia buona, quella che ancora portava il profumo della giornata appena trascorsa, abbottonata sul petto, e le labbra appena socchiuse per via della solita apnea che, al suo sonno, dava quel ritmo lento e scandito che tanto amava e che per qualche strana ragione, le rimandava alla mente un profondo senso di sicurezza, di protezione.
Si sedette piano accanto a lui e con una carezza, appena accennata, risistemò sulla tempia la solita ciocca di capelli scesa ad invadergli la fronte.
Si fermò ad osservarlo per un tempo che le sembrò indeterminabile; secondi, minuti, forse ore.. ma poco importava quella sera. Una sensazione calda e languida continuava a scorrerle sotto la pelle e distogliere lo sguardo dai tratti di quel viso che praticamente conosceva a memoria in ogni sua smorfia e angolazione, le risultava impossibile, quasi fosse preda di quel piccolo e palpabile attimo di pace, preda del suo sonno e di quel sogno che, nascosto dietro ai suoi occhi, ormai, ne aveva catturato mente, corpo e respiro.
Mai avrebbe pensato di potersi scoprire gelosa di quell’attimo, eppure, anche se solo per qualche istante, si ritrovò a chiedersi quale potesse essere quel pensiero che, in sé, custodiva una forza ed una vivacità tali da rapirlo in un modo tanto totale e tanto profondo, tali da essere in grado di impartire al suo animo quella tranquillità e quella fragilità che, accostate a lui, avvertiva del tutto nuove e disarmanti.
Chiuse gli occhi e posò una mano sul suo petto, quasi tentando di fare uscire, per illuminare alla luce riflessa, il battito del suo cuore.
Per un momento, le note di una canzone conosciuta le rimbalzarono in testa.
Mina.. – non poteva che essere quello il giusto sottofondo nello scoprire quanto dolce fosse vedere, in lui, quel lato indifeso ed assorto. Poteva quasi sentire, ora, il suo cuore vibrarle tra le dita; fu un po’ come se quella notte, in quell’attimo rubato di quotidianità, avvertisse per la prima volta quanto, in realtà, della vita e del cuore di quell’uomo potesse essere suo. Strinse istintivamente il pugno e liberò il suo respiro slacciandogli il colletto della camicia, poi, lentamente, si sporse verso di lui e sfiorò le sue labbra con bacio.
Nella sua mente, ancora le ultime parole e quella melodia, si accoccolò tra le sue braccia assaporandone il calore..
.. rispondo, sono qui.. Amore mio, ti Amo.
Un grazie agli occhi e allo sguardo
che mi hanno permesso di vedermi in questo modo.
A.
