"penso a quel punto di non ritorno.. penso che la paura stessa.. di perdere qualcosa.. di perdere qualcuno.. mi ha posto una scelta davanti agli occhi quella sera..
perchè per paura.. a volte, perdiamo un'occasione.. un treno.. una possibilità.. l'amore della nostra vita.. ed è la paura stessa.. che poi.. ce li fa ritrovare.."
E' rileggendo queste righe che mi sono soffermato per un attimo a pensare a quando, veramente per la prima volta, ho riconosciuto in me la morsa di quella paura.
Ricordo perfettamente ogni particolare di quel giorno.
Erano circa le nove e un quarto di una mattina di metà Novembre, un Giovedì.
Il tempo non era certamente dei migliori: freddo umido, incalzante, appiccicaticcio e qualche goccia di pioggia ogni tanto a cadere, giusto il necessario per sporcare la macchina lavata, per ironia della sorte, proprio il giorno prima. - A pensarci ora, sapeva quasi di presagio quel grigiore -
E quanto pesava nel cassetto porta-oggetti del cruscotto quel biglietto aperto. Anche quello ricordo perfettamente.
Forse è stata una delle rarissime volte in cui sono arrivato ad un appuntamento in anticipo - e giuro che si contano davvero in tutto sulle dita di una mano - Mando un semplice e scemo sms dei miei, " salta fuori da lì osti. sono qua a sinistra ". Ghiaccio e tensione sono rotti, almeno fino a che non la vedo uscire dal viottolo ed arrivare a passo spedito verso di me per evitare la pioggia, che sta aumentando di intensità. Cazzo, quanto è bella..............
Lì. E' in quel preciso momento che ho sentito il cuore irrigidirsi, stringersi di paura con la stessa forza con cui, istintivamente, le mie dita ormai si stavano contraendo attorno al pomello del cambio.
E ora come glielo dico? Secco, fingendo entusiasmo e deciso. E' quello di cui hai bisogno per non scoppiare, cambiare aria. Una vita nuova, lontano da tutto e da tutti. Sì, dillo così: Stamattina il caffè te lo offro io perchè devo festeggiare, ho comprato il biglietto e parto finalmente.........................
Ricordo perfettamente anche quante volte sono morto dentro quando mi ha sorriso, augurandomi il buon giorno. Perchè nello spazio di un'occhiata all'uscita di quel vicolo, quella mattina, ho capito che a pesare nel cassetto, in realtà, non era la busta con il biglietto, ma il mio cuore, contorto tra l'idea di dovere, di lì a un paio di mesi, dirle addio e la consapevole paradossale, simultanea e rabbiosa involontarietà di andarmene.
Muto, le ho aperto la porta del bar e, guardando dritto davanti a me, ho sentenziato la notizia. Come da copione.
Il resto? E' parte e inizio della mia Rinascita.
A.